Siamo onesti, siamo umani

Riprendo questo blog perché sento l’urgenza di fare una riflessione di fine anno, ma sarebbe troppo lunga e articolata da pubblicare su Instagram o su Facebook, men che meno su Threads. La metto qui, sperando che venga in qualche modo letta e metabolizzata da chi passa da queste parti (l’argomento riguarda non solo i musicisti, ma tutti quelli che oggi usano i social per interagire con le altre persone).

L’ho già detto su Instagram, dove parlo spesso e forse anche troppo: sui social personali non sopporto più le foto fatte con l’intelligenza artificiale e i testi scritti con chatGPT.

È un po’ come quando sento una linea di basso così perfetta da sembrare innaturale (nel 99,99% dei casi è corretta con qualche software): non mi dice niente, anzi devo dire che mi dà fastidio.
Andate a sentire una delle linee di basso isolate di James Jamerson, come quella di Ain’t No Mountain High Enough: 

… l’avete sentita? Siete stupiti, vero? Non è perfetta! Eppure, se risentite la stessa bass line all’interno del brano originale, vi renderete conto che va bene così, che se fosse stata quantizzata da un software come Logic sarebbe stata assolutamente inadeguata.
Così invece è meravigliosa, perché è umana e onesta: parla al cuore.

Nei miei video, in tutti quelli che ho pubblicato finora e che pubblicherò in futuro, la linea di basso non è ritoccata con Logic o altri software, e si sente.
E va bene così, perché il mio obiettivo è mostrare esattamente come suono live, è far sentire il mio suono e il mio tocco.
Non m’interessa fare gare o mostrare perfezioni che non ho.
M’interessa fare esattamente quello che fa la linea di basso di James Jamerson: parlare al cuore delle persone. Onestamente.
E questo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti noi.
Non solo con una linea di basso, ma anche con parole o immagini. 

È per questo stesso motivo che trovo davvero triste e disonesto usare chatGPT (che è un potente strumento di lavoro) per scrivere parole d’amore alla persona che amiamo, o anche solo per scrivere un post personale sui nostri social (sì, intendo anche su whatsapp: c’è chi lo fa).
D’accordo: è più facile e veloce, lo sanno tutti.
Ma è la cosa migliore da fare?
È come se stessimo facendo interagire il nostro amante o i nostri amici con un software anziché col nostro cervello: assurdo! Come se non fossimo in grado di articolare due parole, come se fosse più importante avere un testo scritto perfettamente in meno di un secondo anziché impegnarci e consegnare alle persone con le quali vogliamo interagire un testo pensato e scritto da noi.

Parlo di testi personali scritti con chatGPT, ma parlo anche di foto personali realizzate con l’intelligenza artificiale: dov’è finita la bellezza della diversità? Lo splendore dell’unicità, nei nostri punti di forza ma anche nei nostri difetti? Anche qui, vogliamo mostrarci per come siamo realmente oppure preferiamo mostrare immagini di qualcuno che non siamo noi, perché hanno fattezze perfette o sono in situazioni che non ci appartengono?

Sarò fatta all’antica, ma trovo questo ricorso all’intelligenza artificiale profondamente disonesto se usato in un contesto di comunicazione personale.

L’augurio che voglio fare a tutti noi per il nuovo anno è di non avere paura di mostrarci per quello che siamo realmente, nei nostri pregi e nei nostri difetti.
Meglio una frase scritta male, ma scritta da un essere umano (con tutto quello che ci sta dietro: pensieri, emozioni, vissuto), che una frase perfetta scritta da qualcosa che di umano non ha nulla.

Nella foto qui sotto, scattata col mio cellulare due giorni fa, ci sono io con i miei capelli un po’ arruffati, lo specchio che ho preso qualche anno fa a un Black Friday perché aveva uno sconto pazzesco, insieme a tanti piccoli particolari che descrivono onestamente me e la mia vita.
Di perfetto non c’è niente, ed è questo il bello che nessuna intelligenza artificiale potrà mai ricreare.

Non credo ci sia bisogno di specificare che questo testo, come tutto quello che scrivo anche in altri contesti (nella vita non faccio solo la musicista, anche se non lo dico spesso), non è fatto con chatGPT.

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